La crescente dipendenza da infrastrutture digitali globali, servizi cloud distribuiti e flussi di dati transfrontalieri ha reso evidente come la gestione delle informazioni non possa più essere considerata un tema esclusivamente IT. Per questo motivo la data sovereignty è uscita dai confini del dibattito giuridico per diventare una questione molto importante anche nelle strategie aziendali. 

Oggi i dati sono diventati una componente essenziale per il funzionamento delle organizzazioni, per lo sviluppo di nuovi modelli di business e per la continuità delle attività quotidiane. Allo stesso tempo, la loro gestione è sempre più influenzata da fattori geopolitici, normativi e di sicurezza che ne aumentano la complessità. 

La data sovereignty acquista rilevanza perché chiarisce chi esercita un controllo concreto sulle informazioni, quali ordinamenti giuridici ne regolano l’accesso e quali implicazioni possono nascere da scelte che spesso vengono considerate puramente tecniche, come la selezione di un provider cloud o della localizzazione dei sistemi di archiviazione.

Data Sovereignty: definizione e significato

In parole povere, la data sovereignty può essere definita come il principio secondo cui i dati sono soggetti alle leggi e ai poteri normativi dello Stato nel cui perimetro giuridico ricadono. A differenza di una visione puramente tecnica della gestione delle informazioni, questo concetto introduce una dimensione legale e politica che incide direttamente sul modo in cui i dati possono essere raccolti, conservati, trattati e resi accessibili. 

La sovranità non riguarda esclusivamente la titolarità delle informazioni, ma soprattutto l’autorità che può esercitare diritti di accesso, richiesta o limitazione sull’uso dei dati, anche in presenza di infrastrutture distribuite o servizi cloud internazionali. 

Dal punto di vista operativo, la data sovereignty obbliga le organizzazioni a interrogarsi su dove vengono effettivamente gestiti i dati e sotto quale giurisdizione ricadono, indipendentemente dalla sede dell’azienda o dal mercato di riferimento. Questo aspetto diventa di particolare rilevanza nei contesti digitali, in cui i flussi informativi attraversano più paesi e più fornitori tecnologici in modo continuo e spesso invisibile.

Come nasce il concetto di sovranità dei dati

La crescente smaterializzazione delle informazioni e la persistenza dei confini giuridici nazionali hanno fatto in modo che si sviluppasse il concetto di sovranità dei dati. Se da un lato la digitalizzazione ha reso questi ultimi facilmente trasferibili e replicabili su scala globale, dall’altro gli ordinamenti statali continuano a esercitare la propria autorità all’interno di confini ben definiti. La data sovereignty prende proprio forma in questo spazio intermedio, come risposta alla necessità di ricondurre il controllo delle informazioni a un quadro normativo preciso.

Storicamente, la gestione dei dati era strettamente legata alla presenza fisica delle infrastrutture, mentre, con l’avvento del cloud e dei servizi distribuiti, questa relazione si è progressivamente indebolita, rendendo meno immediata l’associazione tra dati e giurisdizione competente. 

Di conseguenza, governi e autorità di regolamentazione hanno iniziato a definire norme volte a riaffermare la propria competenza legale sui dati generati, archiviati o trattati all’interno del proprio territorio, indipendentemente dal soggetto che ne detiene il controllo operativo.

Il ruolo della giurisdizione oltre la proprietà

Anche quando un’organizzazione è titolare delle informazioni che raccoglie o produce, il controllo effettivo sui dati può essere influenzato da fattori esterni, in particolare dalla giurisdizione a cui sono sottoposte le infrastrutture e i soggetti che li gestiscono. La sovranità dei dati introduce quindi una distinzione rilevante tra possesso formale e autorità giuridica.

La giurisdizione determina quali leggi possono essere applicate ai dati e quali soggetti pubblici possono avanzare richieste di accesso, conservazione o divulgazione. Questo vale in base alla posizione fisica dei sistemi di archiviazione e anche dalla sede legale dei fornitori tecnologici coinvolti. In alcuni ordinamenti, infatti, le aziende possono essere obbligate a fornire dati alle autorità nazionali anche quando tali informazioni sono conservate all’estero, creando un disallineamento tra localizzazione tecnica e controllo legale.

Per le organizzazioni, questa realtà implica la necessità di valutare attentamente dove risiedono i dati oltre a chi li amministra e sotto quale quadro normativo opera.

Data Sovereignty, Data Residency e Data Localization: differenze

Molto spesso i concetti di data sovereignty, data residency e data localization vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano ambiti distinti e rispondono a logiche differenti.

  • Data Residency
    Riguarda principalmente la collocazione fisica dei dati; indica il Paese o la regione in cui le informazioni vengono archiviate o elaborate e rappresenta una scelta tecnica e organizzativa, spesso guidata da esigenze di performance, affidabilità o allineamento alle normative locali. La residenza dei dati, però, non esaurisce il tema del controllo, poiché non definisce in modo automatico quali leggi possano essere applicate o chi possa richiederne l’accesso.
  • Data Sovereignty
    Sposta l’attenzione dal luogo di archiviazione al quadro giuridico che governa i dati. In questo caso, il punto focale è l’autorità legale che può esercitare poteri sui dati, indipendentemente dalla loro posizione fisica. La sovranità tiene conto di fattori come la sede legale dei fornitori tecnologici, le leggi nazionali in materia di sicurezza e le normative che regolano l’accesso transfrontaliero alle informazioni.
  • Data Localization
    Prevede l’obbligo di conservare ed elaborare determinate categorie di dati esclusivamente all’interno dei confini nazionali, limitando o vietando il trasferimento verso altri Paesi. Questo modello è spesso adottato per informazioni considerate sensibili o strategiche, come dati finanziari, sanitari o legati alla sicurezza nazionale.

La Data Sovereignty e cybersecurity

Incidendo direttamente sulle modalità di protezione, accesso e controllo delle informazioni il concetto di data sovereignty entra sempre più all’interno delle logiche di sicurezza informatica. Le strategie di cybersecurity non possono più limitarsi alla difesa perimetrale o alla prevenzione delle minacce tecniche, ma devono tenere conto del contesto giuridico entro cui i dati vengono gestiti. La giurisdizione applicabile può infatti determinare obblighi di accesso, conservazione o divulgazione che influenzano il livello di esposizione al rischio.

La sovranità dei dati contribuisce a rendere più prevedibile il perimetro di sicurezza, riducendo l’incertezza legata a interventi esterni o a richieste legali provenienti da ordinamenti differenti. Quando i dati sono soggetti a normative chiare e coerenti con i requisiti di protezione adottati, diventa più semplice definire controlli, procedure di risposta agli incidenti e politiche di gestione degli accessi. Al contrario, una gestione dei dati distribuita su più giurisdizioni può ampliare la superficie di rischio, rendendo più complessa l’applicazione uniforme delle misure di sicurezza.

Inoltre, la capacità di dimostrare che i dati sono protetti non solo da un punto di vista tecnico, ma anche sotto il profilo normativo, contribuisce a consolidare la credibilità dell’organizzazione nei confronti di clienti, partner e autorità di controllo.

Esistono rischi concreti?

La mancata considerazione della data sovereignty espone le organizzazioni a rischi che vanno oltre le tradizionali problematiche di sicurezza informatica. Uno dei primi ambiti coinvolti è quello della conformità normativa: operare in contesti caratterizzati da sovrapposizioni giurisdizionali può rendere complesso il rispetto simultaneo di regolamenti diversi, aumentando la probabilità di violazioni, sanzioni economiche e contenziosi legali. In molti casi, il rischio non deriva da un comportamento scorretto, ma dall’assenza di una visione chiara su quali leggi si applichino effettivamente ai dati.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda i cosiddetti accessi forzati. Alcuni ordinamenti prevedono che le autorità possano richiedere l’accesso ai dati detenuti da aziende soggette alla propria giurisdizione, indipendentemente dal luogo di archiviazione. Questo scenario può compromettere la riservatezza delle informazioni e creare conflitti con le normative sulla protezione dei dati di altri Paesi, generando incertezza e perdita di controllo.

Infine, interventi normativi improvvisi, restrizioni internazionali o dispute legali possono limitare l’accesso a servizi digitali critici o interrompere flussi di dati essenziali. In assenza di una strategia strutturata, tali eventi possono tradursi in blocchi operativi, ritardi nei servizi e impatti reputazionali significativi.

CRM e Data Sovereignty

Il tema della data sovereignty si può riferire anche ai CRM dato che concentrano alcune delle informazioni più sensibili e strategiche per un’organizzazione: dati anagrafici, comportamentali, relazioni commerciali e storici di interazione. A differenza di altri sistemi informativi, il CRM non si limita a conservare dati, ma ne governa l’uso quotidiano, rendendo immediatamente rilevanti le questioni di controllo, accesso e giurisdizione. 

In questo contesto, la sovranità dei dati non riguarda solo il luogo in cui le informazioni sono archiviate, ma soprattutto le modalità con cui vengono trattate dalle applicazioni che le rendono operative. L’adozione di soluzioni CRM come vtenext progettate per garantire trasparenza sui flussi informativi, gestione puntuale dei permessi e possibilità di scelta dell’infrastruttura di deployment consente di ridurre le ambiguità giuridiche e i rischi di esposizione involontaria.

 

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